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La foto è presa dal web |
Si guardò riflessa sui vetri del bus con l'abito blu che si era permessa di indossare quella mattina: troppo corto e troppo attillato, senza coprire le braccia che al suo sguardo attento e cattivo risultavano poco toniche. Si guardò riflessa sui vetri del bus, con il cappello che aveva osato indossare, quello bianco di paglia, comprato in un negozio troppo da "giovani".
"Sono bella stamattina" pensò vedendosi riflessa in quei vetri un pò sporchi. Accennò un sorriso e poi... accadde uno squarcio.. simbolico sì, di quelli che netti demarcano due tempi: quello passato e quello che è. Caddero le maschere, come quando termina lo spettacolo e si chiude il sipario.
Come quando si dà aria e luce finalmente ad una stanza tenuta chiusa per tanto, troppo tempo.
Fu netta, fulminea la rivelazione. "Per troppo tempo" si ripeté.
Per troppo tempo non ho concesso a me stessa le cose.
Si diede così il permesso, quella mattina d'estate, di portare sè stessa nel mondo. Come era.
Perfettamente imperfetta com'era.
"Sono bella stamattina" pensò vedendosi riflessa in quei vetri un pò sporchi. Accennò un sorriso e poi... accadde uno squarcio.. simbolico sì, di quelli che netti demarcano due tempi: quello passato e quello che è. Caddero le maschere, come quando termina lo spettacolo e si chiude il sipario.
Come quando si dà aria e luce finalmente ad una stanza tenuta chiusa per tanto, troppo tempo.
Fu netta, fulminea la rivelazione. "Per troppo tempo" si ripeté.
Per troppo tempo non ho concesso a me stessa le cose.
Si diede così il permesso, quella mattina d'estate, di portare sè stessa nel mondo. Come era.
Perfettamente imperfetta com'era.